Verso un nuovo anno di sfide

20 novembre 2019

Intervista di Engage a Roberto Barberis, CEO di 4w, in occasione dello IAB FORUM 2019 – Engage Magazine

L’ad-network italiano indipendente si appresta ad affrontare il 2020 dopo essersi concentrato su una riqualificazione dell’inventory, un potenziamento dell’offerta e dopo aver siglato partnership di alto profilo. A parlarne in questa intervista è il Chief Executive Officer dell’azienda, Roberto Barberis

Il 2019 è stato un anno che non ha brillato per grandi innovazioni, ma di certo non è stato tempo perso. Ne è convinto Roberto Barberis, Ceo di 4w MarketPlace. In quella che il manager ha definito come una fase transitoria per il mercato, l’ad-network italiano indipendente ha compiuto una serie di passi importanti per prepararsi ad affrontare il 2020 con spirito competitivo decisamente rinnovato.

Perché definisci il 2019 come un anno “transitorio”?

Il nostro mercato è molto variegato e i risultati non sono affatto di univoca interpretazione. Dobbiamo considerare che, se da una parte gli OTT continuano a crescere, forse non più in maniera esponenziale ma crescono, dall’altra il resto del mondo è fatto di tante e diverse realtà che da anni si danno da fare in un’arena competitiva davvero faticosa. La mia sensazione è che sia mancata, per la prima volta, quella componente di innovazione che da sempre caratterizza e alimenta in maniera importante il settore e che ha fatto la differenza per molti operatori negli scorsi anni. Questa mancanza di fattori evolutivi forti mi fa pensare al 2019 come un anno di transizione, con l’auspicio che nel 2020 si riesca a ricreare quell’energia creativa necessaria sia agli editori che agli investitori per i propri obiettivi.

E dal vostro stretto punto di vista? Che anno è stato?

Ci siamo concentrati su una riqualificazione dell’inventory, potenziato in maniera importante la qualità dell’offerta su tutte le linee – Native, Video e Display – e abbiamo stretto alcune partnership esclusive con editori del calibro di Ansa, Il Sole 24 Ore e OPQ. Quest’anno, il segmento del Native, è stato caratterizzato dalle due grosse operazioni a livello internazionale tra i nostri principali concorrenti, che stanno portando a cambiamenti di assetto del mercato piuttosto rilevanti. Questo ci stimola sicuramente su nuovi piani competitivi, sia dal punto di vista dell’offerta che della domanda.

Con quali risultati vi avviate alla chiusura dei 12 mesi? E verso cosa vi proiettate?

Chiuderemo l’anno in linea con l’anno passato. Abbiamo dovuto ridimensionare le aspettative, ma ci auguriamo di replicare il recupero degli ultimi mesi del 2018. Il prossimo anno si presenta carico di sfide, anche per via delle recenti fusioni e acquisizioni, e a noi piacciono le sfide. Sul fronte dell’inventory ci presenteremo con una nuova proposizione che offrirà all’editore una nuova, più ampia occasione di collaborazione.

Infine, qual è, secondo te, un nuovo trend che è destinato ad affermarsi presto?

La necessità che vedo emergere insistentemente, in varie forme, riguarda l’individuazione del target che si spinge sempre più verso il singolo utente. Le aspettative che i brand avevano rispetto all’utilizzo dei big data non sono state completamente soddisfatte e il trend che vedo al momento di maggior interesse riguarda le attività che andranno a raffinare l’esposizione della comunicazione pubblicitaria, confezionandola a misura del singolo utente, in base ai suoi personali gusti e interessi.